in quante battute si può spiegare l'amore? quante ne servono per la compassione?

con l’animo già scosso, ieri, da vicende di pesa umanità che m’hanno coinvolto in discussioni laceranti sia con le persone con cui lavoro e poi, a sera, con mia moglie (va tutto bene, son passaggi, nessuna vittima) riapro la dashboard per finire la giornata di letture (son altre condivisioni) ed inciampo sul grido di William che ribloggo aggiungendo un galoppo di parole che forse non si spiega (ma c’è sempre bisogno di spiegarsi?) e che, per chi l’avesse vissuto con perplessità ma avendone avvertito l’urgenza, può essere integrato almeno dalle letture dei commenti che ci siamo scambiati nel mio reblog e dalla successiva pubblica risposta di William

gli è che poco prima, sempre da lui, avevo letto questo post sull’angosciante vicenda di Aldo Bianzino (che non conoscevo) e, nel post, oltre che di Federico Aldrovandi (storia che seguo) si parlava di un’altra vittima, Riccardo Rasman (altra vicenda a me ignota)

insomma: il momento storico è quel che è, l’ingiustizia ciò che sempre è stata, il mio momento era anche lui non granché: la mia capacità di compassione ha fatto tilt, me ne sono uscito con un grido strozzato di cui forse il solo William ha com-patito la necessità, seppure non tutta l’origine e le concause

ora, magari, aggiungere tutte queste parole non sposta di molto i termini della questione e neppure chiarisce granché di ciò che è indicibile, ma intanto mi sono appuntato qui tre nomi, per ripassare alla prima occasione di maggiore integrità ad immergermi in altrui dolori, cosa che peraltro era mia intenzione, con questo polverone di righe, invitarvi a fare

Comments (View)
blog comments powered by Disqus