questa è roba lunga, pretestuosa e tennica sul bloggume, se oltrepassi questa riga sei proprio un nerdone .-)
quest’immagine, postata quasi due settimane fa, piacque agli amichetti Elvira, Adamo e William (cui devo anche la scoperta del sito da cui l’ho tratta) poi, attraverso quest’ultimo e passando per due grandi hub dell’immaginario puro come i tumblelog di handa e ginzuna, ha fatto un piccolo giro del mondo ed è stata ribloggata in totale 37 volte, quindi altri 34 sconosciuti l’hanno apprezzata e riproposta sui loro tumblelog: these are things, cose virali o, come piace dire (a me no), memetiche
si tratta del mio record di reblog (il precedente fu per un appello civico: 15 reblog di cui sono decisamente più fiero, dato lo scarto di necessità tra il mettere una bella immagine e segnalare una notizia utile) ma, nonostante il successo, la foto non è finita sul Tumblr Radar, la prima pagina con la selezione dei meglio post, alla cui sola sezione foto noi italioti possiamo aspirare (ed a cui, tra i miei sodali, sono abbonati Adamo e Marchino, grandi scovatori d’immagini bizzarre, suggestive od ilari, ch’è questo il menu abituale sotto i riflettori)
sul Radar ci sono finito una sola volta (ch’io mi sia accorto) con una foto buffa appunto, che però aveva avuto solo 10 reblog; io non metto molte foto e non ho intenti ruffiani (ma neppure lo stile di un Arts&Crafts o la capacità narrativa per immagini di Gualtiero) e comunque bisogna tener conto che, quando una foto che posti fa il giro del mondo oppure è investita dall’occhio di bue della prima pagina, tu non avrai altro merito che d’averla scelta: non l’hai creata e non diventi più fico solo perché hai avuto buon gusto
ho notato una differenza negli esiti tra un cospicuo rebloggaggio e l’onore del Radar: quando una tua foto finisce nel Radar, avrai un effimero picco d’accessi (all’epoca, quel giorno, la mia media di 25 visite subì un’impennata fino a 178, quasi tutti rimbalzi) mentre i reblog in genere portano poco o nulla (magari un nuovo follower, ma non dura se scrivi in lingua provinciale e non metti, appunto, molte foto: ti seguono due giorni poi si cacano il cazzo)
dopo il premessone vengo al punto: in questi giorni nella blogosfera si parla molto di due servizi omologhi (uno storico che riaprirà a minuti ed uno nuovo in lancio) dedicati alla tracciatura delle conversazioni (memetracker) ed all’indice di rilevanza dei blog (classifica); non linco questi servizi ché ho degli amici che minacciano di togliere il saluto a chi ne parla, ma ci siamo capiti (ed i babbani che non frequentano il quartierino possono tranquillamente vivere senza conoscerne l’indirizzo)
questi servizi sono soliti scatenare tanto polemiche quanto prassi poco virtuose tra chi tende alla visibilità purchessia (attention whores) ma tutti, bene o male, concordano nell’attribuire al memetracking una grande utilità, perché permette di conoscere velocemente ciò di cui si parla (buzz) ed i percorsi che le conversazioni compiono nella blogosfera; l’elemento che crea alterazioni nella dinamica comunicativa e momenti d’isteria è invece la classifica, che fa premio su pulsioni che difficilmente consideriamo nobili e viviamo serenamente (celolunghismo: serve un link? :)
il punto è che il memetracking è un dato neutro e “meccanico” (come il conteggio dei reblog su Tumblr) mentre la classifica, per quanto la si voglia dipingere come gestita da “freddi” algoritmi, risente d’una componente di necessario editing umano, quindi ben difficilmente può essere spacciata per oggettiva, nonostante la complessità dei meccanismi concepiti per farla tendere alla neutralità
mi viene quindi da offrire un consiglio agli avventurosi pronti a rilanciare questi servizi: prendete esempio da Tumblr, tracciate le conversazioni con automatismi efficaci come il conto dei reblog e compilate la classifica in allegra ed esplicita oligarchia, con il solo ausilio di strumenti che vi semplifichino l’arbitrario criterio di scelta, così come avviene nel Tumblr Radar (ma sempre rispettando chi volesse cavarsi dal gioco :)
mi permetto questo consiglio benché scriva su un Tumblr - ovvero la piattaforma di cosiddetto microblogging che ha scatenato in passato più pipponi della nota primogenitura uovo/gallina o del sesso degli angeli - e per quanto difficilmente, dal mio scranno, arriverò ad esser letto da costoro (anche se forse un’occhiata verrà da una persona del giro che è solita postare sul suo Tumblr, in tutte maiuscole, solo gli annunci dei propri post e da sempre sostiene che questo suo uso sia norma, relegando me ed altri che proponiamo materiale originale in una sorta di cono d’ombra; ombra dove per altro si vive freschissimi :)

questa è roba lunga, pretestuosa e tennica sul bloggume, se oltrepassi questa riga sei proprio un nerdone .-)

quest’immagine, postata quasi due settimane fa, piacque agli amichetti Elvira, Adamo e William (cui devo anche la scoperta del sito da cui l’ho tratta) poi, attraverso quest’ultimo e passando per due grandi hub dell’immaginario puro come i tumblelog di handa e ginzuna, ha fatto un piccolo giro del mondo ed è stata ribloggata in totale 37 volte, quindi altri 34 sconosciuti l’hanno apprezzata e riproposta sui loro tumblelog: these are things, cose virali o, come piace dire (a me no), memetiche

si tratta del mio record di reblog (il precedente fu per un appello civico: 15 reblog di cui sono decisamente più fiero, dato lo scarto di necessità tra il mettere una bella immagine e segnalare una notizia utile) ma, nonostante il successo, la foto non è finita sul Tumblr Radar, la prima pagina con la selezione dei meglio post, alla cui sola sezione foto noi italioti possiamo aspirare (ed a cui, tra i miei sodali, sono abbonati Adamo e Marchino, grandi scovatori d’immagini bizzarre, suggestive od ilari, ch’è questo il menu abituale sotto i riflettori)

sul Radar ci sono finito una sola volta (ch’io mi sia accorto) con una foto buffa appunto, che però aveva avuto solo 10 reblog; io non metto molte foto e non ho intenti ruffiani (ma neppure lo stile di un Arts&Crafts o la capacità narrativa per immagini di Gualtiero) e comunque bisogna tener conto che, quando una foto che posti fa il giro del mondo oppure è investita dall’occhio di bue della prima pagina, tu non avrai altro merito che d’averla scelta: non l’hai creata e non diventi più fico solo perché hai avuto buon gusto

ho notato una differenza negli esiti tra un cospicuo rebloggaggio e l’onore del Radar: quando una tua foto finisce nel Radar, avrai un effimero picco d’accessi (all’epoca, quel giorno, la mia media di 25 visite subì un’impennata fino a 178, quasi tutti rimbalzi) mentre i reblog in genere portano poco o nulla (magari un nuovo follower, ma non dura se scrivi in lingua provinciale e non metti, appunto, molte foto: ti seguono due giorni poi si cacano il cazzo)

dopo il premessone vengo al punto: in questi giorni nella blogosfera si parla molto di due servizi omologhi (uno storico che riaprirà a minuti ed uno nuovo in lancio) dedicati alla tracciatura delle conversazioni (memetracker) ed all’indice di rilevanza dei blog (classifica); non linco questi servizi ché ho degli amici che minacciano di togliere il saluto a chi ne parla, ma ci siamo capiti (ed i babbani che non frequentano il quartierino possono tranquillamente vivere senza conoscerne l’indirizzo)

questi servizi sono soliti scatenare tanto polemiche quanto prassi poco virtuose tra chi tende alla visibilità purchessia (attention whores) ma tutti, bene o male, concordano nell’attribuire al memetracking una grande utilità, perché permette di conoscere velocemente ciò di cui si parla (buzz) ed i percorsi che le conversazioni compiono nella blogosfera; l’elemento che crea alterazioni nella dinamica comunicativa e momenti d’isteria è invece la classifica, che fa premio su pulsioni che difficilmente consideriamo nobili e viviamo serenamente (celolunghismo: serve un link? :)

il punto è che il memetracking è un dato neutro e “meccanico” (come il conteggio dei reblog su Tumblr) mentre la classifica, per quanto la si voglia dipingere come gestita da “freddi” algoritmi, risente d’una componente di necessario editing umano, quindi ben difficilmente può essere spacciata per oggettiva, nonostante la complessità dei meccanismi concepiti per farla tendere alla neutralità

mi viene quindi da offrire un consiglio agli avventurosi pronti a rilanciare questi servizi: prendete esempio da Tumblr, tracciate le conversazioni con automatismi efficaci come il conto dei reblog e compilate la classifica in allegra ed esplicita oligarchia, con il solo ausilio di strumenti che vi semplifichino l’arbitrario criterio di scelta, così come avviene nel Tumblr Radar (ma sempre rispettando chi volesse cavarsi dal gioco :)

mi permetto questo consiglio benché scriva su un Tumblr - ovvero la piattaforma di cosiddetto microblogging che ha scatenato in passato più pipponi della nota primogenitura uovo/gallina o del sesso degli angeli - e per quanto difficilmente, dal mio scranno, arriverò ad esser letto da costoro (anche se forse un’occhiata verrà da una persona del giro che è solita postare sul suo Tumblr, in tutte maiuscole, solo gli annunci dei propri post e da sempre sostiene che questo suo uso sia norma, relegando me ed altri che proponiamo materiale originale in una sorta di cono d’ombra; ombra dove per altro si vive freschissimi :)

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