Perché stai al mondo?

Non lo so, il più delle volte non lo so.
Me lo chiedo, me lo chiedono, mica facile. Quando non lo sai, è perché le risposte sono troppe.
C’è delle volte, invece, che lo so, me ne accorgo. È quando imparo una cosa nuova. In genere la leggo. Una parola nuova. Oppure la penso, una parola vecchia, e la rifaccio nuova.
È eccitante.
Poi c’è che rivedo o rileggo o ripasso. C’è che altre cose vecchie mi si fanno nuove. Il ricordo sfrega sullo sguardo o sulla lingua quel sapore di novità, per una cosa che già c’era, pareva che la sapevi. Invece.
Il processo chimico di quando capisci è lo stesso di quando ricordi. Una breve eccitazione, un orgasmo piccolo, dentro.
Mi tiene vivo una scossa elettrica, nozze di sinapsi, meraviglia malgrado. Mi tengono vivo dei segni che mi dicono vivo. Vivo per quello che la vita mi dice, per quando la vita mi vive, non per la vita in sé.

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