pensierispettinati c’invita su L’Accalappiacani per un
Testo di Patrik Ouředník letto dall’autore nel corso di un recente viaggio in Italia, con tappe a Pisa, Bologna, Reggio Emilia, Padova e Venezia (aprile-maggio 2008), in occasione della presentazione delle traduzioni italiane di Europeana (Palermo 2005) e Istante propizio, 1855 (Palermo 2007).
A TLOG EXCHANGE OF CONSCIOUSNESS # 2
ecco, Francesco, io oggi leggevo questo testo, orchestrato magnificamente tra l’epifania dell’ovvio e dimesse profondità, e ripensavo ad una cosa che ti scrissi, ci ho ripensato in particolare in questo passaggio di Ouředník:
Il contenuto è un mucchio di sabbia, e se vogliamo trarre da questo mucchio di sabbia una realtà qualsiasi, dobbiamo prima di tutto mettere la sabbia nel secchiello, poi bagnarla con l’acqua, quindi metterla in una formina, per tirare fuori alla fine una figura di sabbia. È sempre la stessa sabbia, ma nel frattempo è diventato un’opera d’arte.La vita umana è, in sé, di una banalità straziante. Personalmente credo molto alla banalità, ma esprimere la banalità in letteratura è una cosa piuttosto delicata. Perché? Perché, in modo piuttosto paradossale, la banalità è inverosimile finché non le diamo una forma. Da qui la necessità di portare sempre con sé il proprio secchiello.
e qui m’è venuto in mente questo mio brano a te
il diretto e l’esplicito sono esplosivi innescati: il più delle volte non riesci a depositarli in pagina senza che esplodano
e mi pare che qui stia una grossa condivisione, fatte le debite proporzioni, tra noi due cialtroni ed una testa fina .-)


