Louis e Naomi
è quasi mezzanotte, spengo il computer e mi trascino verso il letto: la casa è silente
avvicinandomi al comodino mi sembra però d’udire un brusio
ascolto meglio: è una voce flebile, da gnomo sguaiato
inquieto, tendo l’orecchio e mi rendo conto che la voce esce da uno dei due libri che da tempo immemore giacciono lì, a segnalibro fermo: Voyage au but de la nuit del dottor Louis-Ferdinand-Auguste Destouches, meglio conosciuto come Céline, e Shock Economy, l’ultimo pamphlet di Naomi Klein
la voce roca, è proprio Céline che parla; m’accosto e colgo brandelli di frase: “ce canaille, hein, toujours enchainé à son ordure là, ordinateur qu’ils appellent ça les babuins […] rends-toi compte, et il nous lira à jamais plus: crois-tu vraiment qu’il nous ira toucher encore? […] il baise même plus sa femme, le cocu […] tandis que moi […]”
da non credersi: quel vecchio bavoso ci sta provando con la Klein, le cui parole non colgo, vuoi perché parla in schermaglia, vuoi perché a capire un canadese quando tenta di parlare francese ce ne vuole
i due impuniti continuano a borbottare e mi pare che il porco l’avrà vinta, quando finalmente m’addormento, non prima d’essermi ripromesso di riprendere le letture interrotte (non per altro, ma ho qualche centinaio di libri in sala dove tengo il computer: se quel mestatore passa la voce che è il Mac a causare tanta trascuratezza, rischio che me lo sabotino)

