intelligenza e necessità

giorni fa ero a pranzo col babbo ed un comune amico e si discuteva del proliferare di rotonde per le strade e mio padre diceva che se ne sono lamentati anche i ciclisti del Giro d’Italia

in effetti, penso, arrivare in gruppo su una rotonda è un problema, se non ci si coordina ci s’ingroppa; mio papà dice giustamente che chi ci s’approccia da destra tenterà istintivamente la corda, tagliando a sinistra ed ostacolando il comune necessario ondeggiare

mi vengono in mente gli storni, quegli uccelli che danzano in grandi stormi sincroni, producendo frattali viventi nei nostri cieli ma soprattutto su YouTube: loro non si scontrano mai, nonostante gli scarti improvvisi

invece gli umani faticano a coordinarsi perché non hanno l’utilità comune come istinto di default; a maggior ragione incontreranno difficoltà se sono in competizione tra loro

di primo acchito verrebbe da pensare che gli storni siano più intelligenti degli umani, e se sei un umano più intelligente della media, questa sarà proprio la prima idea stupida che avrai

però ad una successiva riflessione capisci che gli storni, nei loro movimenti, sono guidati da una necessità, anche se non sappiamo quale, mentre il ciclista, agonista o meno, avrà un obiettivo personale: ambizione, comodità di trasporto, relax, tutte cose comprensibili ma niente in assoluto che renda necessario il suo spostarsi in bici

ne discende che non siamo più stupidi degli storni, o di altri animali che non perdono tempo a far minchiate o ad organizzare grandi imprese: siamo solo più superflui (il che, se ci pensi, ci permette forme raffinate d’intelligenza)

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