universi paralleli

ci ho pensato un po’, prima di scrivere ‘sto post, perché temevo d’annoiare con l’impegno a seguire molta scrittura per poca sostanza, poi ho deciso che valeva la pena per via dell’interesse che noi tutti abbiamo per il rapporto tra blogging e giornalismo istituzionale; cercherò di farla breve, limitandomi alla cronologia degli eventi per stimolare la vostra curiosità

quasi tre anni fa - agosto 2005 - scrivevo questo post per stigmatizzare l’approccio disinformato e superficiale del patrio giornalismo sui temi della Rete; vi citavo per nome e cognome un giornalista de La Stampa il quale, dopo sei mesi, come probabile esito d’ego surfing, finiva sul mio post e mi lasciava un commento piccato (#2), al quale subito risposi (#3), non ricevendo replica

undici (11) mesi dopo ecco (“anche se con un certo ritardo”, sic) la replica (commento #4) cui rispondo nuovamente (#5) dando la faccenda per finita e sbagliando ancora, perché dopo altri quindici (15) mesi il tipo ritorna, per chiosare me (#7) e controbattere (#8) ad un commentatore di passaggio (#6): ora temo un ritorno tra venti mesi circa, in virtù d’una cronologia di cui solo lui conosce l’algoritmo

l’interesse sociologico - ma quasi meglio psicologico - della faccenda sta, a mio avviso, nel fatto che la frustrazione per un fatto così minimo possa durare così a lungo (avrò prodotto il troll più longevo della storia blogica?) mentre può essere di qualche stimolo notare come si dibatte all’amo un probabile mediocre troppo compreso nel suo ruolo in estinzione e quale possa quindi essere la base costitutiva del giornalismo italiano

(serve che vi dica di non lasciare commenti sul post per non infierire su ambedue noi disgraziati?)

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