ancora poesia? oh basta là
dopo aver postato, più d’un mese fa, miei versi, ho notato che la poesia ha fatto capolino qui e là nella tumblosfera; voglio contribuire ancora con qualcosa di mio che dedico, in particolare, a Mitì latrice di Pascoli e Caproni (due tra i miei numi, insieme a Gozzano e Pavese) ed Adamo, che ha scomodato l’Ariosto
proprio “l’opera d’inchiostro” ariostesca (che Gozzano poi rubò, da bravo poeta maturo) m’ha fatto scegliere una poesia gozzaniana e rigorosa (sei quartine in settenari rimati ABAB, io che ho sempre rimato pochissimo) che scrissi più di vent’anni fa e, nel 1992, fu inserita in un’antologia intitolata appunto “Opere d’inchiostro”
è dedicata alla mia città, da allora molto cambiata, ma nell’animo non tanto da non poterla riconoscere qui
FRAGMENTA TAURINORUM
Ti amo città grigia,
mucchi di neve lorda,
mi strugge la tua ligia
riservatezza sorda.
Gli sprazzi di paese,
gli ingombri cortiletti,
palazzi come tese
piramidi di letti.
Le fabbriche bisunte,
il marciapiede intralcio
e le piovose smunte
domeniche di calcio.
La nebbia che s’insinua
sotto alla pelle diaccia,
l’umidità maligna
che ti sferza la faccia.
Asfalto contro asfalto:
ma ottocenteschi a schiera
palazzi dan risalto
al’antica scacchiera.
Periferie inquietanti
circondano il dolore
di monumenti affranti
dal tuo emigrato cuore.


