quella del museo delle navi Romane a Nemi è una storia affascinante, che potete leggere a grandi linee qui e più estesamente qui (per saperne di più sulle navi, seguite il link interno alla storia del museo): s’immagina che Caligola tenesse su questo laghetto due città galleggianti di 70 metri come Billionaire del tempo; l’orgoglio littorio ha voluto ed infine potuto estrarle dal fango e farvi costruire intorno da Vittorio Ballio Mopurgo tanta magniloquenza architettonica; i nazisti si sono occupati di mandar tutto a fuoco otto anni dopo l’apertura; da allora, nel museo, ingialliscono pochi resti, isolate bacheche, smunti pannelli, mentre un gruppo di volonterosi spera di ricostruire quei capolavori d’ingegneria navale ed una chiglia ingrigisce all’esterno, testimone del loro sogno
entrare, tre soli visitatori, in quest’enorme edificio semideserto equivale a piombare in un set di Marco Ferreri, cui contribuiscono anche le scene di straniamento precedenti: trovare la via per il lago, passando dal Comune a fianco - Genzano (ché il lago prende il toponimo da un paese cui non è collegato), perdersi nella stretta stradina per poi convincersi che, sì, il museo è davvero quella sorta di centrale elettrica che avevi visto prima



