nei musei vaticani ti fanno fare un percorso tipo Autogrill, ma molto più lungo, per visitare le varie cappelle e i Raffaelli e i Michelangeli - i link ve li cercate - dove si fa tappa e si ristà, ammirati da soffitti e pareti, pressati sui pavimenti tra turisti cliccanti
intruppati di buon passo in gallerie colme di meraviglie che non hai tempo di vedere, ad un certo punto raggiungi un ala dove, al posto dei prosciutti e dei peluche, puoi ammirare, se riesci a resistere al flusso umano misto giappo, opere moderne anche sublimi, quadri e sculture (Casorati, De Chirico, Campigli, Messina, Fontana, Dix, Sutherland, Botero, dinne un altro che c’è; poi Mirko Basaldella che non conoscevo, e via così: per altri link, fate come sopra)
la collezione, scopro cercando in rete, fu inaugurata il 23 giugno 1973 da Paolo VI e da allora è cresciuta a colpi di donazioni “senza che ne sia stato gravato il già difficile bilancio della Santa Sede, né tanto meno il peculio destinato alle opere buone” come ebbe a dire lo ieratico Montini nel discorso lincato (di cui vi darò un altro estratto tra poco): e te pareva che cacciaveno li sordi, nonostante il biglietto a 14 sacchi (ma io ho sfoderato la tessera da giornalista e Sergino non pagava, sicché non abbiamo foraggiato più di tanto :)
ammiravamo l’inattesa bellezza - nelle stanzette si poteva sostare - e ad un certo punto stavo per dire a Mirella: tutto ‘sto ben di dio, ma di certo non ci sarà un Bacon, quello era un alcolizzato frocio masochista mitomane che i papi li defacciava; uno feroce, un vero bastardo; lui no, non ci può essere, mi dicevo per farmi coraggio
invece, eccolo, c’è - la nostra foto fa pena, ma testimonia - questo cardinale dal sembiante non troppo aberrato, un Bacon quieto diremmo; ma c’è un cazzo di quadro di Francis Bacon in Vaticano, e io ci resto di palta, non mi faccio persuaso: chi glielo avrà regalato? di certo non lui in vita
ho capito che non c’è speranza di togliere la zavorra confessionale al disgraziato Paese che li ospita, questi olimpionici del rigiro frittata che inglobano a tal guisa ogni dissidio: siamo fottuti, moriremo cattolici, per convincervene leggete il capolavoro giustificatorio di Paolo Vi, estratto dal discorso lincato prima
“[…] ci siamo chiesti noi custodi di questo giardino terrestre dell’Arte religiosa, quali vostri titoli, quali vostri valori potrebbero tuttora giustificare l’ammissione entro queste soglie? Ecco la risposta offerta da questa nuova collezione […] non è vero, a noi sembra, che i criteri direttivi dell’arte contemporanea siano segnati soltanto dall’impronta della follia, della passionalità, dell’astrattismo puramente cerebrale e arbitrario; si, l’Artista moderno è soggettivo, cerca più in se stesso, che fuori di sé i motivi dell’opera sua, ma proprio per questo è spesso eminentemente umano, è altamente apprezzabile. Molti Artisti hanno sostituito la psicologia all’estetica; questa è certamente un’evoluzione, spesso pericolosa e sconcertante, ma più spesso si fa idonea a penetrare nel santuario dello spirito e ad essere da noi, alunni e maestri di Spirito, maggiormente apprezzata. In ogni caso, codesta Arte, che nasce più dal di dentro che dal di fuori, è documento che non solo ci interessa, ma ci obbliga a conoscerla; vogliamo dire, a leggervi dentro l’anima dell’Artista, anzi l’anima contemporanea, di cui egli, sciente o no, si fa interprete e specchio sensibile. Diciamo di più: anche in codesta anima, quella dell’uomo spontaneamente religioso (perché religiosi siamo tutti, metafisicamente, in qualche misura), si dispiega talora qualche voce estremamente originale, alcune volte con virgineo candore, altre volte con straordinario vigore. Cioè diciamo apertamente: esiste ancora, esiste anche in questo nostro arido mondo secolarizzato, e talvolta perfino guasto di profanazioni oscene e blasfeme, una capacità prodigiosa (ecco la meraviglia che andiamo cercando!) di esprimere, oltre l’umano autentico, il religioso, il divino, il cristiano”.



