brodo allungato col vino

ho finalmente avuto per le mani una bottiglia di Vino Parlante

dopo aver staccato la linguetta e liberato il foglio - trepido - e aver immaginato varie fasi progettuali - lubrico - e aver visualizzato l’uscita di macchina dello stampato, con taglio e piega e plastificazione e collatura su rotolo per l’etichettatrice… dopo tutte queste visioni pornotipografiche, mi son dato alla lettura di questa controetichetta ipertrofica: un classico formato 7x9 per una fisarmonica di dodici facciatine, bella impaginazione, foto, scontorni, testo bilingue…

ecco, il testo, la parte fondante dell’idea: vari capitoli, dedicati al territorio e all’azienda, al vitigno e alla vinificazione, all’annata e al servizio; mi son detto: fantastico, qui si troverà tutto quel che un enostrippato può desiderare, dati precisi, analisi geologica del terreno, esposizione, lotto catastale, impianto della vite, numero di scarpe del macedone che vendemmia…

a mo’ d’esempio dei contenuti, estraggo, dal capitolo “A tavola” - composto di “abbinamenti”, “servizio” e “conservazione” - il testo del terzo punto:

Sebbene abbia la capacità di vivere bene qualche anno, si consiglia di coglierlo nella sua piena giovinezza per apprezzare integra tutta la sua qualità.

ventiquattro parole… in gergo enologico, una volta, si sarebbe scritto

di pronta beva

oppure

da consumare giovane

in ogni caso, tre parole

se dunque da una controetichetta di una pagina, dove si dava un’informazione in tre parole, si passa a una di dodici con la stessa informazione in ventiquattro, abbiamo un incremento informativo, per l’acquirente, di un terzo appena: decisamente poca cosa, rispetto all’aumento di lavoro e guadagno per tipografi e copy

vabbè, tutti teniamo famiglia e poi, che vuoi farci, se il produttore non s’impegna a fornirlo lui, il contenuto utile…

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