responsabilità sociale del blogger

(post lungo: chiedo scusa ai tlogger per le dashboard scassate; post, inoltre, dove i link sono funzionali al ragionamento e andrebbero seguiti quasi tutti: siete ancora qui?)

per buona sorte il notoblogger PaulTheWineGuy - creatore di montaggi fotografici sontuosi come i gineprai che ne derivano (ricorderete la vicenda Understanding Art For Geek Vs. Corriere) - ogni tanto dice la sua, e che sua, a parole

grazie a questo suo post, non solo posso aggiungere alla mia collezione due fantastici blog@work - quello della pittima (recuperatore di crediti*) e quello del controllore (professioni poco amate, qui persone etimologicamente com-patibili) - ma vi risparmio anche il peso intero d’una riflessione che m’assilla, siccome Paul se ne fa carico per metà

chi scrive talvolta ha pensieri tanto precisi, connessi e conseguenti nella mente, quanto inani ed imballati di fronte alla necessità di farsi parole; da circa tre mesi giro intorno al concetto espresso qui nel titolo (ne accennavo a Giordano commentando un suo post, me ne bullavo pubblicamente il giorno dopo sul mio blog)

e ne seguo le tracce, come manifestazioni d’uno scarto in atto nella nostra coscienza collettiva di comunicatori orizzontali; tracce ancora sfocate - quali goliardiche, altre nostalgiche e infine anche markettare - e vedo che analoghi pensieri prendono forma in altri e qualche loro riflesso è già anche trapelato qui

ma torniamo alla goliardia, ovvero rilinkiamo il post “Blogger fatti riconoscere” di Tiziano Caviglia: leggetelo ed avrete un altro quarto della mia riflessione, che si conclude con questo refrain che preferisco darvi per cotto e mangiato anziché spiegare con mille parole: è ora di cominciare a riconoscersi annusandoci

come i cani? noi blogger? sì: non sembri idea bizzarra, ché si sta anzi diffondendo, come dimostra un recente illuminante testo dell’uomo di fiducia d’un… cane blogger; è ora di riconoscere tra la gente chi ha il nostro stesso sguardo, non per intavolare discorsi su classifiche o cerchi d’appartenenza e neppure per garantirsi reciproche letture e link

va fatto semplicemente per scovare l’essenza blogger negli altri; riconoscersi, in questo senso, significa: capisco come sei, lo condivido, ovvero (magari) non me ne frega nulla del tuo mondo interiore per sé, bensì specificamente del fatto che tu viva come un valore il bisogno d’esprimerlo

è una nuova responsabilità insita nel riconoscersi simili, aliena dal contenuto e tesa ad esaltare il medium per sé; dobbiamo insomma essere disponibili nella vita come in rete: avere un blog è ormai fatto ordinario, una delle manifestazioni di vita connessa, la cui specificità consiste nel proporre un sé gratuito onesto disponibile tracciabile

e non importa se uno ha più densità comunicativa ed un altro posta foto d’emuli degli Abba (si dice “fine arte del cazzeggio” :) perché conta il comune credere alla moltiplicazione delle voci come bene in sé; e basta, per favore, con le vulgate del genere “il blogger non è come il giornalista: non fa cronaca ma si rimira l’ombelico”: di cosa dovrebbe parlare un blogger, se non del suo sguardo sul mondo?

è ben su questo che ci si costruisce una reputazione - ch’è premio all’onestà, non ad esperienza e conoscenze (che generano semmai interesse) - e quindi tocca allo specialista come al tuttologo antisociale; la reputazione, l’autorevolezza sono null’altro che il riconoscimento d’impegno e disponibilità, tutto ciò che il blogger cerca e merita, come dimostra questo tenerissimo post di orangegeek - che lamenta una segnalazione passata inosservata - seguito dal lucidissimo e generoso commento di suzukimaruti

riuscire a non inseguire altro che disponibilità, onestà e tracciabilità (interna ed esterna: qui entrerebbe un lungo capitolo sulle attribuzioni) è il mio auspicio per chiunque annuserò o mi annuserà riconoscendo un blogger, che sia un digital native od un vecchietto come me (che, ora, potrebbe smetterla: che dite?)

pubblico su Lana Caprina un link a questo post di modo da approfittare del commentario, quindi se avete pareri da scambiare, fatelo di là; sono pronto, inoltre, ad ascoltare qualunque nefandezza nella smoking room al club (e questa è per i colleghi tlogger :) (forse si capisce che vorrei farci su quattro chiacchiere?)

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