ti girano le palle? scrivilo sul blog!
noi a casa usiamo lo zucchero di canna, un prodotto che viene di norma venduto in confezioni con le scritte scritte (nel senso delle font script) e dai colori etnici (leggi: primari e secondari accoppiati da un daltonico) ed è onusto di certificazioni di non-sfruttamento, non-pesticida ed altri “non” che dovrebbero rassicurare il cliente che il suo acquisto, non che far danni, procura al pianeta una botta di vita
(perché l’acquirente dei prodotti integrali s’interessa di default alla sua impronta ecologica, la sostenibilità e queste cose che ti fanno sentire meglio anche se, per dire, ci hai il suv)
oggi ho scaricato il contenuto bioagricertificato dell’ultimo acquisto - Panela® iperintegrale di Sane Bontà®, prodotto da G.T.C. di Pontenure (Piacenza) - nel barattolo della nonna, poi ho considerato la confezione per smaltirla: caccio le mani fino alla finestrella di plastica e scopro che non è applicata, che l’intero pacchetto è in accoppiato carta-plastica; allora giro il sacchetto di sopra di sotto di lato e, nulla: niente grüne punkt, neppure il simbolino dell’omino col cestino per il generico
a me pare che ci sia una cazzo di legge che lo impone, di segnalare come cippa devi smaltire la confezione di un prodotto, ma soprattutto mi pare che un prodotto che si bulla d’essere naturale, equo e santo, come cristo gli viene in mente di metterlo in un sacchetto in accoppiato, che non puoi differenziarlo?
volevo quindi, nel mio piccolo, esprimere a quei signori impacchettatori di Piacenza il mio pacato vaffanculo


