para influenzale, ma è molto peggio

sindrome para-influenzale: così sta scritto sul foglio di malattia del medico, ma l’attento lettore non si lasci trarre in inganno dall’ambiguo prefisso, che pare messo lì a sminuire la portata del malanno

dalla sera di domenica, infatti, quando al momento di mettermi a letto prestissimo, saltata la cena, per ovviare a quella stanchezza trascinata ormai da giorni, a quel dolore lombare di incerta origine (ossea?, renale?), ho iniziato di colpo a tremare come un trattore, si sono susseguiti, a formare il peggior malessere che io ricordi d’aver vissuto nell’ultimo quarto di secolo:

- 36 ore di deliquio, dalle 21 di domenica alle 9 di martedì, trascorse a letto, imbevendo un pigiama via una felpa via un pile, con tre rapide puntate fuori dalle lenzuola per nutrirmi di malavoglia, tremando;
- 12 ore di remissione, trascorse tra mal di testa e di reni, letture lievi e propedeutiche al ricircolo oculare di liquidi (l’ennesimo libro su Meroni), numerose sedute in apposito luogo connesso (alle tubature, non al doppino telefonico);
- 2 ore di sonno nella notte di ieri, seguite da 5 di veglia a scatarrare (consigli per gli acquisti: Alpenkraft Energia Alpestre, un grande espettorante, eventualmente preventivo, prodotto da Salus, una ditta fondata nel 1916 da un crucco a nome Otto Greither, già olistico, bio and all that makes you look concerned già illo tempore);
- la riconquista, durante quelle ore, d’una parvenza del mio ruolo di homo connexus, stavolta alla Rete, scrivendo ad un amico di notte (oh, so romantic) e, quindi, altre 5 ore di sonno buono, ancora un filo umido ahimè

oggi è l’ultimo giorno di ripresa: non che mi senta uno splendore, ma putroppo al lavoro non posso mancare ancora - in questo periodo tre giorni son già un lusso e mi pare d’udire lo stridere dei fasciami sotto la sferza della tempesta - quindi domani dovrò lucidare gli ottoni e ritornare baldo nostromo

ora avete il referto ed un perché della mia scomparsa; se non mi sono limitato ad un breve lancio Ansa e l’ho tirata lunga, un po’ è che son prolisso, un po’ è che questo evento in tutto simile ad un blocco, ad un “mo’ basta” cubitale del mio corpo m’ha costretto a riflettere sui carichi che stavo portando

non ricordo un altro anno in cui il ciclo autunnale in albergo, già sempre duro, lo sia stato tanto, per molti piccoli motivi; lo stesso valga per il mio secondo lavoro: da due anni non un lavoro grafico, ora tre insieme; mia moglie sta lavorando da settembre (non succedeva dai tempi della corsa all’oro) ed io devo portare il bimbo a scuola al mattino; nelle ultime due settimane un ciclo di massaggi per l’ernia cervicale ha anticipato le mie sveglie alle 6 - 6,30 (per più di tre lustri il mio orario di lavoro iniziava al più presto alle 14: non è uno scherzo cambiare ritmo, svegliarsi per un anno e mezzo alle 8 e poi anticipare ancora, d’autunno, dovendo per soprammercato muoversi al mattino presto in bicicletta - l’auto serve a Mirella, i mezzi pubblici cincischiano lenti nel traffico)

aggiungiamo il ritorno alla Rete, con la mia tendenza a fare il serio professionista anche quando mi diverto (oddio, da due giorni non riesco a leggere nessuno: chissà quanta roba mi perdo… seh…) e giungiamo alla conclusione che, non potendo modificare i carichi di lavoro nella vita reale, non resta che penalizzare quella virtuale; insomma, per un po’ ci leggeremo meno e mi sembrava giusto fare un quadro esauriente a voi lettori, che siete pochi, di lungo corso, quasi tutti amici (per l’incauto passante che fosse giunto fin qui, oso sperare d’averne soddisfatto il voyeurismo)

Comments (View)
blog comments powered by Disqus