grazie, Giuseppe per questa lettura che ho subito del.izia.to per condividerla con altri: anch’io, come dice di sé l’autore del saggio, sono stato - e sono tuttora - un Tiresia della socialità, essendo cresciuto come bambino chiuso, avendo affrontato nell’adolescenza tutti i pregiudizi che gli estroversi affibbiano agli introversi; trovando poi una strada per socializzare in maniera più convenzionale a modo mio (l’arma dell’ironia, che a volte si stempera nella compassione, a volte si corazza di sarcasmo e non fa prigionieri) e, tutto ciò, senza mai abbandonare la tendenza all’introspezione, ai tempi di ricarica, né una certa ritrosia nei confronti della caciara
grazie anche perché, seguendo le tue scelte e leggendo poi le belle e sentite parole che dedichi a contrastare i formalismi, sento che esserci conosciuti di persona arricchisce le nostre reciproche letture: pare di sentire l’altrui voce, possiamo soppesarne sincerità ed urgenza, ci siamo regalati uno strumento di condivisione che ci permette di leggere, tra le righe, un tono che segnala la profondità
mi viene voglia di telefonarti per fare due parole, sentire come va, sapere se sono già distinto da un nomignolo; sai che ti dico? ora lo faccio



