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“ Chi trionfa sul desiderio di possesso può compiere imprese incredibili, perché il suo autocontrollo lo mette in contatto con l’energia dell’amore: diventa così un guerriero spirituale investito di potere, estremamente difficile da sconfiggere. ”
Bhakti Tirtha Swami, Dal possesso all’amore (Amrita Editore)
(non amo in genere i libri spiritual-fumistici e ricavo questa citazione da un estratto, in una recensione, di un’opera non letta: mi piace però questa frase, che inneggia all’amore quasi come superpotere, creando un dilettevole effetto Marvel-olistico)
[…] tutti i pesci venivano a galla
a vedere la palla di latte di panda […]
“ Ma ho uno scoop: se Montanelli fosse vivo mi preparerebbe il caffè ogni mattina, perché sono un gran figo, mentre Enzo Biagi mi massaggia la schiena. ”
Leonardo » Il re dei can per l’aia (segnalato dal Phonk)
eio dice “immenso Leonardo”
immenso sì, ed anche privilegiato!
e paranormale!!! .-)
(battute a parte, il suo smontaggio semantico del pezzo di Facci su Macchianera è un sollucchero, o almeno ti ci manda)
BibenDOOM
cari miei, metà di voi se l’è già sminuzzate coi dettagli, l’altra metà non ne sa nulla: per rispetto degli uni e l’acquolina degli altri non starò qui a farla lunga, raccontandone la fondazione, e mi limiterò al sobrio annuncio che il sito che finirà per rovinarmi la salute è risorto ieri dalle ceneri d’un blog defunto, questa volta in forma di Tumblr
vi partecipano, per ora, oltre a me che lo coordino, corax, hurley, puScic e terza col modesto obiettivo di sovvertire la lingua italiana dalla base, ossia rifondare il vocabolario; da voi lettori non ci s’attende meno che acritica idolatria, follouerìa compulsiva, rebloggabbestia, partecipazione in massa e contributi in busta chiusa con l’ammontare in francobolli
molto efficace, la pubblicità semantica sulle snap preview: scopriamo che Nero è l’Anticristo (dice: ma da dove sei passato? eh bè, da qui, e da dove sennò :)
“ Io, in giardino, ho una ginestra che è uno spettacolo di giallo e le rose, che stan sbocciando, di tante sfumature del giallo, e i tageti, e le viole mammole e la glicine, che non è gialla che però è talmente imbarazzata da tutto ‘sto giallo che non fiorisce del tutto. ”
primo caso mondiale vegetale di fior non giallo che, per invidia del giallo fiore altrui, anziché diventar giallo d’invidia, non fiorisce, mentre d’invidia giallo son io, ché Marchino ci ha il giardino e noi invece no (quando c’inviti? :)
“ Twitto con tatto, twitto con tutti, twitto di tutto, twitto di tette […] ”
dal post Centoquaranta di Fassbinder - selezione di cinquantuno top-twit - un frammento di frammento d’un twit di Palmasco (qua diamo i numeri, sminuzziam le minuzie e scriviam parole strane ben poco italiane)
ogni tanto ci penso, a registrarmi su Twitter, giuro; mi piacerebbe ricevere in diretta boiate così giulive come quelle che Fass ha raccolto, yeah; anche partecipare, certo, ché quanto a pirla me la cavo; ma poi magari m’accontenterei d’un abbonamento ad un simile best of, un servizio di pubblica ilarità: che qualcuno provveda, grazie
il tumblelog clandestino
siccome ci ha già fatto nove post, a ‘sta maniera, credo che l’evoluzione di struzzo.tv possa dirsi consolidata - finché dura - e si possa annunciare quindi all’italica blogoboccia la nascita del primo blog col tumblelog incorporato nei commenti
proprio così: iniziata lo scorso 29 aprile, quest’ibridazione è l’ultimo parto del vulcanico cervello (troppe eruzioni l’hanno compromesso) del mio amico Giordano Silvetti MC (Master of Chaltroony)
dovrebbe funzionare così: voi leggete il post e poi i commenti; lì ci trovate un po’ di tutto - link, citazioni, foto commentate, video, insomma tutto ciò che si trova su un normale tumblelog come questo che state leggendo - e quindi, seppoi ripassate dopo due giorni e ci trovare sempre lo stesso post, date un occhiata al numero dei commenti sulla sinistra: se è cresciuto, c’è qualcosa di nuovo che c’entra col post, ma anche, e più sovente, no
per ora va così, ma con Giordano non si sa mai: a causa dei sommovimenti tellurici cerebrali, potrebbe cambiare idea da un giorno all’altro, così come rimettere i feed o gli archivi che ha tolto ormai dal pleistocene, annunciare la chiusura del blog e riaprirlo il giorno dopo con dieci post oppure, con una semplice imposizione di link, resuscitare blogbabel - dopo esserne uscito, unico ostaggio italiano rilasciato - e via miracolando, strabiliando e facendosi trovare sempre altrove, dove non te lo aspetti (questa è una della caratteristiche che più mi lega di stima - e, come in questo caso, anche amicizia - alle persone)
la vita del blogger, diceva quello, son mica fiorellini
qua sì, che il motto di eio ci sta tutto, ché bisogna stare attenti a quel che si scrive, roba che in potenza resta eterna dentro a memorie fredde e neutre, mica come la nostra che dimentica, seleziona e rimuove per farci continuare a viver tranquilli; scrivi e dimentichi ma il server - ambiguo nome - trattiene tutto e così ad esempio, dopo anni, puoi trovarti un troll avvinghiato alle costole perché un giorno l’hai giudicato
e passi ancora se te la prendi con uno che di mestiere comunica in pubblico - fatti suoi se non è in grado di regger critiche - ma che dire quando, com’è successo ieri, t’arriva una mail - accorata e civilissima - dal webmaster d’un sito - Camogli3D - che hai sbertucciato nove mesi prima, proprio tu, il simpatico blogger che ha scoperto l’errorino e se ne pasce, spalmando il lulz di sagaci considerazioni su “vide ‘o mare quant’è bello, spira chiù sentimento” dei freddi poligoni e via traccheggiando
subodoravi (“giustamente” dice il webmaster, la cui pacatezza ed onestà ti bruciano più che se fosse incazzato) ricche commissioni per tanto lavoro ed invece scopri che ha fatto tutto perché ci crede, per amore della sua città e della grafica 3D; che, nonostante abbia agganci presunti giusti, non ha avuto patrocini, figuriamoci danari: solo pacche sulle spalle e delusioni
scopri che Giorgio - questo il nome del webmaster - ha mappato, oltre a Camogli (che fu il primo Comune al mondo ad andare in 3D) anche Portofino; che ha lavorato per anni coi pochi aiuti d’amici commercianti ed infine spinto solo dalla passione, quasi come un simpatico blogger, però senza mettere in piazza il proprio ego (spudorati blogger, potrebbe oggi dire Nietzsche)
capirete ora un altro motivo, finora celato, del mio stato d’animo di ieri, che infinite addusse ambasce negli amici (e non metto più link: chi c’era sa, gli altri saranno risparmiati); insomma, dopo aver esaminato varie possibilità di haunting shadows sulle nostre tracce in rete, chiudo augurandomi che questi altri signori, con cui m’incazzai lo scorso gennaio, leggano e s’inalberino: in questo caso loro vendono, io sarei il cliente, vorrei proprio vedere come la metterebbero giù
“ L’importanza di “Eraserhead” nell’ambito della filmografia del regista è rappresentata dal fatto che racchiude tutti gli elementi visivi ricorrenti nelle opere successive, come se fosse il nucleo centrale di un immaginario che poi è esploso generando un universo complesso, ma con alcuni archetipi fissi. ”
Eraserhead » +LoveIsTheDevil+
scopro con colpevole ritardo (colpa sua che non s’autolinka mai e, cuore tenero come tutti i veri bastardi, quando lo fa si giustifica) il blog con cui hardcorejudas oggi mi fa il bellissimo regalo di recensire uno dei miei film preferiti (che mia moglie vorrebbe non aver mai visto) nonché esordio capolavoro di David Lynch
per me, la miglior definizione visiva del termine desolazione resterà sempre quella pianta nuda senza vaso sul comodino nella stanza disadorna del protagonista
non ricordo chi avesse postato, eoni fa, un’immagine d’uno tra questi riusi creativi d’oggetti comuni per funzioni altrettanto comuni ma lontane le mille miglia da quelle originali, con risultati a cavallo tra il genio e l’idiozia (che, come si sa, son dirimpettai)
ho ritrovato il link tra i mille testi a mezzo e ammuzzo, buttateci un occhio se avete tempo: i miei preferiti sono il gancio per canovacci ricavato dal fermafogli dei faldoni, i chopsticks a molla, il portappunti ottenuto da un portalumino segato e flesso e la microserra fatta coi jewel boxes dei cd